10 minuti di Costituzione

La Costituzione italiana brevemente illustrata ai non specialisti del diritto

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Puntata 2 – 10 minuti di Costituzione

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale

Una prima e breve disamina va fatta sul soggetto di queste due proposizioni: la Repubblica. Cosa significa? Di chi o di che cosa si tratta? Cosa rappresenta la Repubblica?

Con il termine Repubblica si intende l’ordinamento giuridico nel suo complesso. Ciò significa che l’articolo 2 si riferisce non soltanto allo Stato-apparato, inteso come organi che fanno capo ai poteri nazionali, ma anche allo Stato-istituzione, che comprende tutti i corpi sociali e tutti gli ordinamenti particolari (regioni, comuni, ecc.) che fanno capo allo Stato stesso. Oltre a questo, però, dire che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo significa anche dire che eventuali modifiche costituzionali volte a limitare questi diritti darebbero luogo ad un sovvertimento del nostro ordinamento. I diritti inviolabili dell’uomo sono infatti parte integrante della forma repubblicana democratica. Non potrebbe esistere una repubblica democratica che limiti i diritti inviolabili dell’uomo. Nel concetto stesso di repubblica democratica esistono il riconoscimento e la garanzia di tali diritti; laddove non vi fossero saremmo in presenza di un ordinamento giuridico differente.

Per usare una metafora, un libro di ricette non può essere considerato tale se al suo interno non ci sono ricette, ma recensioni di videogiochi. (E questa da dove l’hai tirata fuori? Fantasia e creatività)

…riconosce e garantisce…” Presupposto del riconoscimento e della garanzia è che, nell’ordinamento democratico, l’uomo non è più al servizio dello Stato. E’ lo Stato ad essere al servizio dell’uomo. Per questo motivo, da un lato, lo Stato riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. Ciò significa che prende atto che preesistono all’ordinamento dello Stato stesso diritti essenziali, naturali, anche se non riconosciuti espressamente dalla Costituzione o dalla legislazione. Dall’altro lato, lo Stato è tenuto a salvaguardare l’esistenza effettiva e l’esercizio di tali diritti. Esso è quindi tenuto a mobilitare i suoi apparati e le sue articolazioni per questo fine. Volete un esempio semplice e poco contestabile? Ognuno di noi ha diritto alla vita. Quando il nostro diritto alla vita è messo in pericolo (es. un tale sta sparando all’impazzata per strada) lo Stato deve intervenire per evitare che tale diritto sia precluso (es. alcuni agenti di polizia -forza pubblica- si mobilitano per fermare il tale impazzito). L’esempio è volutamente scolastico, ma serve a rendere bene l’idea.

…i diritti inviolabili dell’uomo…” Cosa sono? Quali sono? Chi decide quali sono?

Tali domande sono tutte lecite, eppure è lecito anche sostenere che una risposta univoca sia impossibile da dare. Di primo acchito potremmo tutti sostenere che il diritto alla vita faccia parte di questa categoria. Eppure prendiamo come caso concreto un omicida, uno stupratore, un pedofilo, ed ecco che questo diritto alla vita non a tutti sembra più essere davvero così inviolabile. Cercherò di sviscerare la questione. Per fare ciò partirò però dalle caratteristiche che possiede un diritto inviolabile.

  • Irrinunciabilità: il titolare di tali diritti non può rinunciarvi, nemmeno se è convinto della sua scelta (es. anche volendo non posso rinunciare al mio diritto alla vita)

  • Inalienabilità: il titolare non può vendere il diritto (es. non posso, anche volontariamente per una grossa somma di denaro, farmi schiavo di qualcuno)

  • Indispensabilità: non esiste autorità che possa stabilire dei casi in cui l’esercizio di un diritto inviolabile non sia consentito.

  • Intrasmissibilità

  • Imprescrittibilità: non esiste un lasso di tempo dopo il quale non si può far valere uno di questi diritti

  • I pubblici poteri non possono limitarne l’esercizio, salvo temporaneamente, per circostanze eccezionali e nel rispetto di precise garanzie costituzionali (es. limitazione della libertà di domicilio per esigenze giudiziarie)

  • Sottratti alla revisione costituzionale: come si diceva poc’anzi, la modifica di questi diritti comporterebbe un sovvertimento dell’ordine democratico e quindi un colpo di stato.

  • Riconosciuti a tutti: non sono quindi prerogativa dei soli cittadini italiani, ma di qualunque essere umano.

Il quesito comunque rimane aperto: quali sono questi diritti inviolabili? In realtà non esiste una risposta definitiva, chiusa ed immutabile. Sicuramente sono compresi tutti quei diritti riconosciuti direttamente dalla Carta costituzionale. A questi si aggiungono quelli contenuti e riconosciuti nelle varie convenzioni internazionali ratificate dal nostro Paese (es. Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea). Ma vi sono anche tutta una serie di diritti che, anche se non esplicitamente menzionati, possono entrare a far parte dell’ordinamento acquisendo così il titolo di inviolabili al pari di quelli esplicitamente riconosciuti (es. diritto alla riservatezza, diritto all’identità sessuale). L’art. 2 è stato infatti riconosciuto come norma a fattispecie aperta (sentenza costituzionale 561/87). Perché? Perché il mondo muta, le innovazioni sono all’ordine del giorno e di certo i costituenti non potevano immaginare tutte le situazioni e i mutamenti sociali che il futuro avrebbe portato (e porterà) con sé. Un tempo nessuno avrebbe pensato che il matrimonio omosessuale potesse rientrare nei diritti inviolabili dell’uomo. Oggi qualcuno pensa di sì. Può darsi che, in un futuro non molto lontano, questo accada. Qualcuno sosterrà che la lobby degli omosessuali sta cercando di sovvertire l’ordine democratico perché i diritti inviolabili sono solo quelli sanciti dalla Costituzione… Voi saprete come rispondere.

…sia come singolo sia nelle formazioni sociali…” Qui la Costituzione sottolinea il valore delle persone. E lo fa sia in una dimensione individuale, tutelando tutti quei diritti che fanno capo alla singola persona in quanto tale, come il diritto di manifestazione del pensiero, sia in una dimensione sociale, collettiva. La persona viene infatti riconosciuta titolare di diritti inviolabili anche come membro di formazioni sociali. Rientra così nel novero dei diritti inviolabili, ad esempio, il diritto di associazione. Per farla semplice alcuni diritti ci sono riconosciuti di per sé, per il solo fatto di essere al mondo. Altri ci sono riconosciuti in quanto membri di una qualche comunità intermedia fra lo Stato e l’individuo: membri di una famiglia, di una scuola, di un partito politico, di un sindacato, ecc. Perché? Perché ai fini dello sviluppo della personalità di un individuo l’interazione sociale è componente primaria. Quanto potremmo davvero sviluppare una personalità se le interazioni sociali, tutte o alcune, ci fossero precluse?

…e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” Ed ecco il tranello, potreste pensare. Invece no. Perché in ogni struttura sociale organizzata che si rispetti è necessario che ci siano dei precisi compiti per garantire il migliore sviluppo di ogni componente. Quindi, come membri della Repubblica italiana, siamo tenuti a contribuire alle spese pubbliche, ad essere fedeli alla Repubblica e di rispettare le sue leggi, di difendere la patria. Potrebbe sembrarci non troppo gradevole.. Insomma va bene rispettare le leggi, ma contribuire alle spese pubbliche? Alla base di questa disposizione e di tutti questi doveri sta un principio che riguarda qualunque gruppo che voglia riuscire nel suo scopo, il principio solidaristico. Non significa fare elemosina. Significa sostenere il compagno (concittadino) in difficoltà e farsi sostenere; perché se vogliamo arrivare all’obiettivo finale (in questo caso potrebbe essere la felicità di tutti i cittadini italiani) non possiamo riuscirci da soli.

Puntata 1 – 10 Minuti di Costituzione

Prima di iniziare con la spiegazione del contenuto della nostra splendida Costituzione, è opportuno fare alcune considerazioni introduttive.La Costituzione italiana è composta da 139 articoli, cui si aggiungono le disposizioni transitorie e finali. Essa è fondamentalmente divisa in tre parti:

– Principi fondamentali: artt. 1-12
– Diritti e doveri dei cittadini: artt. 13-54
– Ordinamento della Repubblica: artt. 55-139

A queste tre parti seguono, appunto, le disposizioni transitorie e finali, suddivise in 28 articoli elencati con numeri romani. La scelta dei numeri romani fu presa per differenziare le disposizioni dagli articoli che le precedevano, pur restando esse parte integrante della Costituzione.

La Costituzione fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, dopo circa un anno e mezzo di lavori, e promulgata dal Capo provvisorio dello Stato Enrico de Nicola il 27 dicembre 1947. Entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
L’Assemblea Costituente fu eletta il 2 giugno 1946 e comprendeva esponenti di diverse formazioni politiche, con posizioni ideologiche anche molto distanti. Ne facevano infatti parte membri della democrazia cristiana e del partito comunista. Socialisti, liberali e repubblicani. Membri del partito d’azione e, addirittura, alcuni fautori del precedente regime riuniti nella formazione dell’Uomo qualunque.
La Costituzione non è quindi il risultato delle decisioni di una sola fazione, di un solo pensiero, ma di un profondo dialogo pacifico tra persone di ideologie e credo politico anche molto diversi. Le principali formazioni erano infatti rappresentate dalla democrazia cristiana, che poteva contare su 207 seggi, dal partito comunista, che ne contava 104, e dal partito socialista con 115 seggi.
Chiunque critichi la Costituzione argomentando che questa sia frutto di una precisa ideologia politica (es. Costituzione comunista) sta quindi mentendo. Sapere chi mente in politica è fondamentale per fare delle scelte consapevoli. Votereste mai per qualcuno che vi dice bugie?

Un’ultima precisazione che mi preme fare riguarda la rigidità della Costituzione. Affronteremo il tema più nel dettaglio successivamente. Tuttavia è bene sottolineare che rigida non significa completamente immutabile. Modifiche alla Costituzione sono possibili e sono state fatte. Vedremo che l’immutabilità riguarda solo alcuni principi e che esiste un procedimento di modifica cosiddetto aggravato per le norme costituzionali.
Quando dialogate con qualcuno e volete difendere le vostre posizioni facendo riferimento alla Costituzione accertatevi di sapere di cosa state parlando. Commettere errori come dire “questa cosa non si può cambiare perché la nostra è una Costituzione rigida” può costarvi una sconfitta dialettica pur essendo il vostro pensiero nobile e giusto.

Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. 
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

Veniamo ora al contenuto vero e proprio della Costituzione italiana. Per oggi ci soffermeremo sul solo articolo 1. Breve e conciso, contiene in realtà diversi principi cardine del nostro Ordinamento.

L’Italia è una Repubblica… Con queste prime parole l’art. 1 delinea la forma di governo dello Stato italiano. Da non confondersi con la forma di Stato (di cui parleremo tra pochissimo).
Senza entrare in un campo che ci porterebbe tra infinite discussioni dottrinali, ci basta qui evidenziare la differenza tra repubblica e monarchia. In una monarchia il potere di governo è concentrato nelle mani di un sovrano, il re appunto. Egli è il capo dello Stato e rimane in carica fino alla sua morte. A lui succede un erede. I poteri che di fatto sono esercitati dal sovrano non sono necessariamente illimitati. Questo accade solo nelle monarchie assolute. Vi sono anche monarchie costituzionali in cui i poteri del re sono definiti e limitati da una costituzione ed in cui, solitamente, vi è la presenza di un parlamento in rappresentanza del popolo. Caso tipico è quello del Regno Unito.
In una repubblica (dal latino res publica, cosa pubblica), il potere appartiene invece al popolo il quale “delega” direttamente, o indirettamente, dei rappresentanti per esercitarlo. Il capo dello Stato non è quindi un sovrano, ma un presidente. I poteri in capo al presidente della Repubblica e le forme di elezione possono essere diverse. Si va dalla repubblica presidenziale, in cui il presidente è eletto direttamente dal popolo ed ha un ruolo attivo essendo anche capo del governo, alla repubblica parlamentare, nella quale il presidente viene eletto dal parlamento e non è a capo del governo. I suoi poteri sono piuttosto limitati, talvolta arrivando ad essere poteri di mera rappresentanza. Vedremo più  avanti che l’Italia ha optato per una forma di repubblica parlamentare.

…Repubblica democratica… Qui i costituenti ci dicono qual’è la forma di Stato del nostro paese. Ovvero definiscono il rapporto che intercorre tra l’autorità e la libertà dei singoli. Anche in questo caso non possiamo dilungarci sulle caratteristiche delle diverse forme di stato. Nello stato democratico le decisioni che riguardano lo stato devono fondarsi sul consenso di tutti i governati. Ciascuno avrebbe quindi il diritto di partecipare, in condizioni di uguaglianza, alla vita politica del Paese. A livello passivo questo avviene nella forma del suffragio universale (democrazia rappresentativa), ovvero nel diritto concesso ad ogni cittadino di partecipare al processo di elezione dei propri rappresentanti al Parlamento (o in altre assemblee regionali o locali), i quali, a loro volta, designano gli organi che esercitano direttamente il governo (Governo, Presidente della Repubblica, ecc.). A livello attivo invece avviene nella forma del referendum (democrazia diretta), in cui i cittadini decidono direttamente su una scelta politica, e nella possibilità di candidarsi come rappresentanti in Parlamento.

…fondata sul lavoro. Il lavoro rappresenta  la principale aspirazione della Costituzione. Essa intende riconoscere il lavoro come mezzo più importante per il progresso materiale e spirituale della società. Il lavoro non dovrebbe quindi essere visto solo come il mezzo di sostentamento delle persone, bensì come il più alto strumento di realizzazione del cittadino preso singolarmente ed assieme agli altri.
Questa aspirazione sembra essere rimasta lettera morta. Non occorre certo un genio per comprendere come nella mentalità comune e dei politici il lavoro venga difficilmente identificato come strumento di realizzazione dell’essere umano. Certo non è un’impresa facile da realizzare, ma tendere alla sua realizzazione potrebbe cambiare radicalmente le cose. E questo vale sia per il singolo che per la politica nel suo complesso. Io credo che dietro queste parole ci sia l’intenzione di realizzare il massimo riconoscimento della dignità umana.
Ciò che sembra invece essersi realizzato, almeno nella forma, è la totale abolizione dei ceti (nobiltà, borghesia, ecc.).

La sovranità appartiene al popolo… Riguardo questo vale quanto detto sopra in merito al principio democratico e repubblicano. E’ chiaro che non è possibile che tutti i cittadini siano d’accordo su una determinata decisione, dunque è necessario che le decisioni siano prese a maggioranza. Tuttavia…

…che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Con questa proposizione la Costituzione definisce l’Italia come una democrazia costituzionale e non una democrazia maggioritaria. Intanto non è possibile, per chi è stato eletto, esercitare il potere in modo arbitrario. Esistono delle particolari procedure stabilite dalla Costituzione che garantiscono la partecipazione delle minoranze alla formazione delle decisioni di indirizzo politico. Vi sono poi anche delle particolari norme costituzionali volte a tutelare le minoranze. Questo perché, se la democrazia fosse intesa come pura egemonia della maggioranza, potrebbe accadere che la maggioranza violi quei diritti fondamentali della persona che devono essere garantiti a tutti. Per essere più chiari basti pensare a cosa potrebbe accadere se un partito filo-nazista dovesse conquistare la maggioranza. Senza quest’affermazione della Costituzione potrebbe teoricamente essere legittimato a schiacciare le minoranze in modo completamente legittimo in quanto “espressione della maggioranza“. Questa norma dispone senza ombra di dubbio che ciò non è possibile laddove la Costituzione vi pone un limite (p. es. la maggioranza non può legittimamente disporre che le persone di religione ebraica debbano frequentare scuole speciali. Questo per numerosi principi, primo fra tutti quello di uguaglianza – art. 3 Cost.).
Quando sentite qualcuno dirvi che “Questa cosa si può fare perché la maggioranza è d’accordo”, ricordategli intanto che le maggioranze hanno permesso l’olocausto. Poi ricordategli che ci sono dei principi talmente sacri che le maggioranze non sono autorizzate a violare. Ovviamente ci sarà chi dirà che non gli frega niente della Costituzione. Benissimo (o anche no), ma non potrà giustificare le sue scelte sulla base del principio democratico e dovrà rivelare la sua natura autoritaria e totalitarista (demoniaca?).

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